Un’analisi di tutte le voci della busta paga di un dipendente tipo.


Conoscete l’antico detto: per fare soldi bisogna spendere soldi?
Una filosofia che può essere vera in alcuni casi, ma solo in parte. In un periodo di grandi mutamenti a livello sociale ed economico è importante sapere in che modo vengono spesi i propri soldi, soprattutto per un’azienda, piccola o grande che sia.

Se da una parte è giusto spendere per avere risorse e personale di qualità, dall’altra succede sempre più spesso che le aziende decidano di investire male il proprio capitale senza calcolare attentamente i costi e trovandosi poi in difficoltà al momento di elargire gli stipendi.
Per evitare che questo accada è necessario conoscere profondamente tutte le voci che costituiscono una busta paga tipo, vediamole insieme:

  1. l’ammontare del minimo contrattuale, ossia la retribuzione minima prevista dal contratto;
  2. l’importo fisso dello scatto di anzianità che viene calcolato periodicamente sulla base degli anni di servizio maturati dal lavoratore all’interno dell’azienda;
  3. l’indennità di contingenza che cambia a seconda del costo della vita;
  4. il superminimo, stabilito tra le parti che sottoscrivono il contratto, che può far aumentare la paga base del lavoratore;  
  5. L’assegno supplementare – detto anche terzo elemento – che può cambiare a seconda della Provincia in cui ha sede il lavoro.AC-Inps: è l’aliquota contributiva percentuale con cui si calcola il costo dei contributi Inps a carico dell’azienda;

 

Per cercare di capire meglio, facciamo un esempio pratico su un lavoratore a tempo pieno, quindi 40 ore settimanali, del settore terziario.

Secondo il contratto Ccnl la paga minima è di 1.563,75€ mensili, da moltiplicare per 14 mensilità, a cui aggiungiamo uno scatto di anzianità pari a 20,66€ e un superminimo di 150 € lordi mensili, arrivando così a un lordo di 1734,41€.

Calcoliamo il Ral moltiplicando per 14 mensilità e vediamo che il totale è di 24.281,74€, a cui vanno aggiunti:

 

A conti fatti l’azienda paga 11.173,68 euro di contributi, portando così il costo del lavoratore preso in esame a  36.418,68€.

Inoltre dobbiamo considerare che nelle tasche del lavoratore non arriveranno i 25.245,18 euro poiché ad essi dovranno essere sottratti i contributi INPS e IRPEF a suo carico.

Generalmente, in Italia, il coefficiente con il quale si calcola il costo lordo per dipendente è di circa il 210% della retribuzione netta. Quindi per ogni euro che entra nelle tasche del dipendente l’azienda dovrà spendere 2,10€.

In ultima analisi  evidenziamo i costi aggiuntivi, spesso sottovalutati, di gestione dell’organico aziendale: parliamo del consulente del lavoro (per l’elaborazione dei cedolini, apertura e chiusura contratti, ferie…) o gli operatori che in azienda svolgono attività amministrative.

L’esempio che abbiamo fatto è relativo al settore terziario, ma gli esempi si sprecano anche in altri settori con il cuneo fiscale che ha raggiunto il 57,5%.

Alla luce di quanto detto,

Come può essere sostenibile il business di un azienda con queste condizioni del mercato del lavoro?

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